domenica 11 gennaio 2009

IL BARONE RAMPANTE

BIMBIIIIIII
A CHE PUNTO SIAMO COL LIBRO? VI RICORDO CHE GIOVEDI' DOVETE CONSEGNARE LA SCHEDA BEN COMPILATA!!
CORAGGIO FANCIULLINI, NON PERDETE L'OCCASIONE GHIOTTISSIMA DI AVERE UN VOTO IN PIU' IN PAGELLA!!
E SE LEGGERETE TUTTA LA TRILOGIA...SARETE LAUTAMENTE RICOMPENSATI!!
INTANTO...LEGGETE QUESTA RECENSIONE.
A.T.

Seconda tranche della trilogia I nostri antenati scritta nel 1957. Il racconto attraversa tutta l’esistenza del barone Cosimo Piovasco di Rondò, primogenito di una famiglia nobile «momentaneamente» decaduta. Il fatto principale è rappresentato da un futile litigio avvenuto il 15 giugno 1767 nella tenuta di Ombrosa, immaginario paesino della riviera Ligure, tra Cosimo adolescente e suo padre, dopo il quale Cosimo salirà sugli alberi del giardino di casa per non scenderne mai più.

Le pagine de Il barone rampante sono riportate con gli occhi del fratello minore, Biagio. Dopo il litigio, la vita del protagonista si svolgerà sempre sugli alberi, prima del giardino di famiglia e, in seguito, nei boschi del circondario, inframezzati da parentesi in terre lontane seppur collegate per «via vegetale» alla tenuta del barone (in Francia). Durante questi viaggi Cosimo conoscerà degli esiliati spagnoli e si innamorerà di Ursula che però, terminato l’esilio, ritornerà in Spagna mettendo fine alla loro storia.

Cosimo è forte, testardo, introverso e scontroso ma onesto e dotato di forza di volontà, fatto che gli consente di non venire mai meno ai propri ideali. Mantiene una normale vita di relazione, prosegue gli studi, impara a cacciare, consolida amicizie e segue la vita di famiglia. Ciò contribuisce sensibilmente a renderlo strano ma anche affascinante agli occhi della società.

La sua fama si diffonde con rapidità e toni impensabili per l’epoca d’ambientazione del racconto. Se all’inizio Cosimo diviene famoso come fenomeno da baraccone e la sua famiglia quasi se ne vergogna, in seguito interagisce anche con personaggi come Diderot, Rousseau, Napoleone e lo Zar di Russia, stratagemma che Calvino usa probabilmente per conferire dignità e importanza a un personaggio in parte autobiografico. Cosimo scrive anche un Progetto di Costituzione di uno Stato ideale fondato sugli alberi, opera che contribuisce alla fama e al rispetto di cui sopra.

Il ritorno di Viola, suo primo amore, fa esplodere un sentimento reciproco in realtà sempre esistito, che si concluderà drammaticamente per una serie di equivoci e cose non dette. La morte di Cosimo non viene descritta, vecchio e stanco, un giorno si aggrappa a una mongolfiera di passaggio scomparendo nel nulla. I personaggi più importanti che lo affiancano, oltre ai componenti della famiglia, sono: Viola d’Ondariva, bellissima smorfiosetta che si “impossessa” del suo cuore fin dalla più tenera età, il cane Ottimo Massimo, bastardino ricordo di Viola e inseparabile compagno di caccia, il brigante Gian dei Brughi che Cosimo inizia ai piaceri della lettura, l'abate tutore Fauchelafleur e il Cavalier Avvocato.

Esistono sicuramente dei paralleli con Il visconte dimezzato: la leggerezza del linguaggio, lo sguardo ironico che impedisce anche ai momenti drammatici di gettare un’ombra triste sull’opera, l’ambiguità dei personaggi, siano essi protagonisti principali o comparse relegate a ruoli di secondo piano, che Calvino mette in luce: il barone Cosimo, nobile che vive sugli alberi come un selvaggio, la nobile Viola che alimenta il suo rapporto amoroso ingelosendo l’amato e non preoccupandosi della reputazione che ne deriva presso le corti europee, i suoi due spasimanti, valorosi e coraggiosi guerrieri, ma zuccherosi e ridicoli come pretendenti.

Particolarmente importante anche ne Il barone rampante la visione dell’autore che si conferma poco incline a giudizi e opinioni ottusi e assoluti. Il comportamento stesso di Cosimo si rifà a un’idea di rifiuto delle regole preconcette e di accettazione delle diversità. Ancora una volta Calvino si dimostra precursore, illuminato ed estremamente attuale, soprattutto riguardo a tematiche più ampie come la paura e l’avversione per ciò che si discosta dalla cosidetta “normalità”

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