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giovedì 5 febbraio 2009

i miracoli


Molti sono i miracoli attribuiti a sant'Agata nel corso dei secoli:
Appena un anno dopo la sua morte, nel
252, Catania venne colpita da una grave eruzione dell'Etna. L'eruzione ebbe inizio il giorno 1 di febbraio e aveva già distrutto alcuni villaggi alla periferia di Catania. Il popolo andò in cattedrale e preso il velo di sant'Agata lo portò in processione nei pressi della colata. Questa, secondo la tradizione, si arrestò dopo breve tempo. Era il giorno 5 di febbraio, la data del martirio della vergine catanese.
Il velo della santa lungo circa 4 metri era bianco secondo le usanze dell'epoca, ma avvicinato alla lava rovente divenne di un rosso cupo. Esso si trova in un reliquiario conservato nello scrigno d'argento contenente tutte le reliquie della santa.
La santa,
Lucia di Siracusa, quasi coetanea di Sant'Agata, andò con la madre gravemente ammalata a pregare sulla tomba di Agata per implorarne la guarigione. Narra la leggenda che Lucia, mentre pregava, ebbe una visione nella quale sant'Agata le disse «perché sei venuta quì quando ciò che mi chiedi puoi farlo anche tu? Così come Catania è protetta da me, la tua Siracusa lo sarà da te.» La madre di Lucia guarì e Lucia dopo poco venne martirizzata.
Nel
1169 Catania fu scossa da un disastroso terremoto nel giorno 4 febbraio alle ore 21 quando molti cittadini catanesi erano radunati nella cattedrale per pregare in onore della santa. Nel crollo della cattedrale morirono il vescovo Aiello e 44 monaci oltre ad un numero imprecisato di fedeli. Nei giorni seguenti altre scosse di terremoto e maremoto imperversarono sulla città. La tradizione vuole che il terremoto sia cessato soltanto quando i cittadini presero il velo della santa e lo portarono in processione.
Altre catastrofi naturali, terremoti, eruzioni dell'Etna e pestilenze, avvennero negli anni
1231, 1357, 1444, 1575, 1669, 1693, 1743 e 1886. La risoluzione di ognuna di esse si attribuisce all'intercessione della santa.
Per più di quindici volte, dal 252 al 1886, Catania è stata salvata dalla distruzione della lava. Ed è poi stata preservata nel 535 dagli Ostrogoti, nel 1231 dall'ira di Federico Il, nel 1575 e nel 1743 dalla peste.

La storia di Sant' Agata

Agata nacque a Catania. Alcuni storici fanno risalire la sua data di nascita al 235, altri all'anno 230.
...Ma dice il martirologio "Agata che i palermitani ed i catanesi dicono loro concittadina..." perché è nelle tradizioni di Palermo che essa sia nata alle spalle della cattedrale ov'era un pozzo (wuadi)piccolo(wadilla=guilla)e che pertanto il quartiere prese nome di S. Agata alla Guilla. Da Palermo uscì per andare al martirio e, fermatasi ad allacciare una scarpa,si appoggiò ad un masso che ne conservò l'impronta, tutt'ora visibile nella chiesa di "S. Agata La Pedata" (una delle più antiche della città). Tuttavia, NON fu l'unica impronta da essa impressa sui sassi fra Palermo e Catania, perché se ne venerano almeno altre due
Secondo la tradizione sant'Agata si consacrò a
Dio all'incirca all'età 15 anni, ma studi più approfonditi indicano come più probabile la maggiore età di 21: non prima di questa età, infatti, una ragazza poteva essere consacrata diaconessa, cosa che, da vari segni - la tunica bianca e il pallio rosso - pare che effettivamente Agata fosse; possiamo quindi a ragione immaginarla, più che come una ragazzina, piuttosto come una donna con ruolo attivo nella sua comunità cristiana: una diaconessa aveva infatti il compito, fra gli altri, di istruire i nuovi adepti alla fede cristiana (catechesi) e preparare i più giovani al battesimo alla prima comunione e alla cresima.
Nell'anno a cavallo fra il 250 e il 251 il
proconsole Quinziano, giunto alla sede di Catania anche con l'intento di far rispettare l'editto dell'imperatore Decio che chiedeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, si invaghì della giovinetta e, saputo della consacrazione, le ordinò, senza successo, di ripudiare la sua fede e di adorare gli dei pagani. Ma più realisticamente si può immaginare un quadro più complesso: ovvero, dietro la condanna di Agata, la più esposta nella sua benestante famiglia, potrebbe esserci l'intento della confisca di tutti i loro beni.
Il martirio di sant'Agata
Al rifiuto deciso di Agata il proconsole la affidò per un mese ad una cortigiana di nome Afrodisia con lo scopo di corromperne i princìpi. Pare che lei qualche anno prima fosse ricorsa in giudizio presso lo stesso proconsole per impugnare il
testamento della madre, dal quale veniva estromessa. Quinziano, data la pessima fama di cortigiana che la accompagnava, ritenne più opportuno non esporsi e le avrebbe consigliato privatamente, di ricorrere direttamente all'imperatore dell'epoca, Filippo l'Arabo. L'istanza di Afrodisia sarebbe tuttavia stata respinta. Data la successiva richiesta del proconsole nella vicenda riguardante sant'Agata, è probabile che Afrodisia fosse una sacerdotessa di Venere, o di Cerere, e pertanto dedita alla prostituzione sacra. Secondo la leggenda Afrodisia avrebbe avuto nove figlie (ma è più probabile che questo numero derivi da un errore di traduzione di un testo greco), che cercarono senza successo di condurre Agata all'abiura inducendola in più modi in tentazione.
Rivelatosi inutile il tentativo di corromperne i princìpi Quinziano diede avvio ad un processo e convocò Agata al palazzo pretorio. Memorabili sono i dialoghi tra il proconsole e la santa che la tradizione conserva, dialoghi da cui si evince senza dubbio come Agata fosse edotta in
dialettica e retorica.
Breve fu il passaggio dal processo al carcere e alle violenze con l'intento di piegare la giovinetta. Inizialmente venne fustigata e sottoposta al violento strappo di una mammella, la tradizione indica che nella notte venne visitata da
san Pietro che la rassicurò e ne risanò le ferite, infine venne sottoposta al supplizio dei carboni ardenti. La notte seguente l'ultima violenza, il 5 febbraio 251, Agata spirò nella sua cella

lunedì 2 febbraio 2009

NOVELLA BOCCACCIO: FRATE CIPOLLA

Frate Cipolla Frate Cipolla La novella di Frate Cipolla è la decima della sesta giornata. La tematica di fondo è nuovamente quella dell'intelligenza, ed il tema esplicito della giornata è quello di raccontare di chi è riuscito ad uscire da una situazione imbarazzante usando l'ingegno ed, in particolare, la parola. Frate Cipolla, al fine di raccogliere elemosine più cospicue, vuole mostrare una finta reliquia ai Certaldesi: vuole mostrar loro una delle penne dell'angelo Gabriele. Due astuti giovani, Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini, giocano una beffa al frate sostituendo la penna con dei carboni. Quando, nel bel mezzo della predica il frate apre la cassetta della reliquia e vi trova i carboni, inventa una storia fantastica di un viaggio immaginario e fa credere ai fedeli di aver con sé, invece che la penna dell'angelo Gabriele, i carboni su cui era stato arrostito San Lorenzo. Ciò gli procura una cospicua elemosina da parte dei Certaldesi creduloni. Ambiente popolare ed ecclesiastico. Frate Cipolla = religioso arguto e bravo linguista, ma non molto rispettoso dei principi della religione (è beffardo) Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini = giovani molto intelligenti e astuti che giocano una beffa a Frate Cipolla, ma vengono a loro volta scherniti dal religioso Guccio Balena o Guccio Porco = aiutante di Frate Cipolla, uomo pieno di difetti Nuta = serva di Frate Cipolla, a cui Guccio Balena fa la corte Fedeli = gente credulona e ingenua LUOGHI GEOGRAFICI REALI: Certaldo USI E COSTUMI: uso dei frati antoniani di mostrare reliquie false PERSONAGGI STORICI: (forse) Guccio Balena (col nome di Guccio Porcellana). (...Segue)