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lunedì 26 gennaio 2009

Commento: Trionfo di Bacco e Arianna


Il trionfo di Bacco e Arianna è il più famoso dei Canti Carnevaleschi di Lorenzo De Medici.
Scritta probabilmente nel carnevale del 1490, la ballata inizia con un'espressione malinconica nella quale il poeta riflette sulla giovinezza che è bella, ma che finisce presto e invita gli uomini ad essere felici oggi perché il domani è incerto .
E' l'invito alla vita, è il "Carpe Diem" . I versi diventano quasi un inno alla vita, a viverla perchè esiste ora e qui, perchè poi passa e non si sa se ritorna. Proprio come il "Trionfo", il carro mascherato sul quale ci sono uomini e donne travestiti: Bacco, Dio del vino e simbolo della gioia e del piacere, Arianna, i satiretti, le ninfe, tutti giovani e belli. Il carro passa e con esso passa il Tempo...e la giovinezza. E di domani non c'è certezza.
La canzone, se da un lato invita a vivere e a godere dei piaceri della vita, dall'altro è pervasa da una profonda malinconia che nasce dalla consapevolezza del trascorrere del tempo, della giovinezza che fugge e della bellezza che sfiorisce.

venerdì 7 novembre 2008

il folle volo di Ulisse

Dante e Virgilio giungono nell' ottavo cerchio dell' inferno. Qui si trovano i consiglieri di frodo: come in vita ingannarono gli altri con consigli falsi e interessanti, alimentando le fiamme della discordia , cosi' ora vagano senza pace avvolti in una fiamma che li nasconde alla vista.
Dante, incuriosito da una fiamma che ha differenza delle altre ha due punte,chiede spiegazioni a Virgilio: in essa si trovano le anime di Ulisse e Diomede,i due eroi greci famosi per l'inganno del cavallo di troia e per altre azioni fraudolente compiute insieme.
Quando la fiamma si avvicina, Virgilio chiede a Ulisse di raccontare la sua vera fine.l'eroe greco allontanandosi da Gaeta,dove la maga circe lo aveva tenuto prigioniero più di un anno , convinsse i compagni a navigare oltre le colonne D 'ercole, che segnavano il limite posto dagli dèi al mondo degli uomini. Il desiderio di conoscere era il più forte era in lui il più forte degli afetti familiari.Giunti ormai nell' altro emisfero, dopo cinque lune di navigazione nell' Oceano ,Ulisse e il suo equipaggio avvistarono un alto monte.Non fecero però quasi in tempo a rallegrassi che un turbine improvviso colpi' la nave e li sprofondò negli abissi.
L' Ulisse dantesco non è più l'eroe omerico del ritorno agli effetti familiari, una volta compiuto il dovere verso la patria , e non è neppure l' aliari ,una volta compiuto il dovere verso la patria ,e non è neppure l'astuto ingannatore della tradizione latina.Egli nell' inferno è punito , ma soprattutto il simbolo del desiderio umano di affrontare l'ignoto, di allargare gli orizzonti della conoscenza. La sua impresa è un "FOLLE VOLO" ,cioè assurda e quindi destinata a naufragare

martedì 4 novembre 2008

La commedia

martedì, 04 novembre 2008
La Commedia
L'espressione usata nei confronti di Caronte:
« Caron, non ti crucciare:
Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare » (Inf III 95-96)
“Questa è la volontà di chi detiene il potere, non chiedere altro".(IL POTERE DI DIO)
Nella Commedia, Virgilio, la pronuncia per quietare gli spiriti infernali che protestano al passaggio dei due visitatori, in particolar modo contro Dante stesso che è persona vivente.
Nel linguaggio comune l'espressione viene usata per indicare (anche in maniera sarcastica) la volontà di qualcuno che non può essere messa in discussione, cioè l'ordine di un superiore che ha il potere ultimo di decisione, contro il quale ogni lamentela è inutileee!!!